Il trittico. Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi
di Pierachille Delfini
Fa questo effetto il Trittico ascoltato dal vivo al Teatro Municipale di Piacenza, seconda tappa del tour partito dal Comunale di Modena e che approderà al Valli di Reggio Emilia e al Comunale di Ferrara (tutti teatri che coproducono lo spettacolo realizzato con merito proprio per ricordare il centenario del capolavoro pucciniano). Un effetto che per un attimo fa vacillare la certezza della «potenza della lirica dove ogni dramma è un falso». Perché la lacrima, immancabile quando si ascoltano le pagine del compositore toscano, qui è qualcosa di più di una semplice commozione, si fa compassione per un dolore che vedi in scena e che riconosci simile a quello che bussa quotidianamente e in varie forme alla nostra porta. La musica si sporca le mani con la realtà nel Trittico che non offre solo tre variazioni sul tema della morte come si si dice spesso per riassumere in uno slogan le tre opere che Puccini ha pensato unitariamente,scene che compongono un disegno unitario tanto che se ascoltate fuori contesto, abbinate ad altri titoli, perdono ciascuna qualcosa. Offre una riflessione incarnata nel quotidiano sulla difficoltà (se non impossibilità) di essere felici. Lo canta Giorgetta nel Tabarro. Lo dice con il suo urlo disperato Suor Angelica. Lo fa intravedere nel Gianni Schicchi l’avidità dei parenti convinti che la felicità stia nell’avere e non nell’essere. Storie che la regista Cristina Pezzoli (nessuna ruga per l’allestimento datato 2008) ambienta tutte all’inizio del Novecento, negli anni che precedono la Prima guerra mondiale, gli stessi durante i quali Puccini scriveva. Unità temporale che aiuta la narrazione delle vicende raccontate dalla Pezzoli come in un reportage di cronaca, un racconto in presa diretta a volte duro altre tenero in presa diretta. E se nello Schicchi le atmosfere ricordano Tim Burton per la deformazione grottesca dei personaggi, in Tabarro e Suor Angelica nulla è simbolico, ma reale e verosimile. Come la musica, mai spinta all’eccesso (niente verismo né espressionismo) da Aldo Sisisllo preciso e mai retorico sul podio dell’Orchestra regionale dell’Emilia Romagna…..